gli occhi vedono

“ho visto che ora fotografi”
“fotografo.. diciamo che sto imparando.. – ti piacciono le foto?”
“si.. e si vede che hai fatto pittura e disegno”
“ah si? da cosa?”
“dalle angolazioni, da come catturi la luce..”

sono passati tre mesi da quando ero entrata nell’atelier l’ultima volta.. quell’atelier che per così tanto tempo mi ha vista presa con colori e tele.. – è stato bello riabbracciarsi.. ritrovare la complicità ed i discorsi da fare.. – mi ha fatto vedere i suoi ultimi lavori.. i proggetti.. – “torno l’anno prossimo” gli ho detto.. “ma nel frattempo non ti sbarazzerai di me.. passerò ogni tanto..” – tanto.. che ci vorrà mai a far passare quindici mesi?

oltre a me c’è un altra personcina che sta imparando a fotografare.. e quando prende tra le mani la fotocamera.. si salvi chi può :o)

perchè se non fai rumore..


loro non si spaventano.. – e chi sa.. se non fosse stato per quella signora con i suoi cani.. che incrociandomi mi ha detto “se è fortunata, più avanti vedrà dei cerbiatti”.. io la bambi-family magari non l’avrei vista.. talmente ero immersa nell’atmosfera.. nei rumori del bosco.. affascinata dal gioco della luce.. in apnea nel mio mondo.. – ora che ci penso.. ma i cerbiatti.. dinanzi a cani non tenuti alla catena.. non sarebbero dovuti scappare prima?

papi

cuffiette alle orecchie.. lavoricchiavo.. ascoltavo l’arrangiamento di ‘lettera di un padre alla propria figlia’.. – quanto trasporto in quelle parole.. amore e delicatezza.. mi sono sparate le lacrime agli occhi.. – io so che mio papà non la scriverebbe mai una lettera del genere.. non è da tutti scrivere.. non è da tutti.. esternare. – ricordo i tanti bigliettini che ci lasciava sul tavolo della cucina.. firmandosi sempre “papi”.. – no, papà non la scriverebbe una lettera del genere.. – lui appartiene a quel gruppo di papà che non dicono ai propri figli quanto gli vogliono bene.. e non perchè poveri di parole.. no.. ma perchè non gli è mai stato insegnato.. non l’hanno vissuta loro.. loro che sono cresciuti tra la guerra e la fame.. grandi ancora piccoli.. – sto cercando di ricordare se lo abbia mai detto alle sue nipotine.. (e mi viene in mente mamma che dice “lui con loro sta recuperando tante cose che avrebbe voluto fare con voi”).. credo di si.. credo proprio di si.. – ooh papi mio.. brontolone dal cuore d’oro.. a me non sono mai mancati quei ‘ti voglio bene’ perchè non mi è mai mancato il tuo affetto.. a modo tuo ce lo hai sempre detto.. – oggi è la tua festa papà.. e anche se dici che non gli dai importanza.. so che sei contento quando ti chiamiamo.. – ooh papi mio.. gran bel compito che hai lasciato alle tue figlie.. imparare ad esternare.. anche con le parole.. – io ci sto ancora lavorando.. a volte me la cavo.. con le piccole viene facile..  – e anche in questo.. avrò preso proprio da te papà.. – io so che tu lo sai.. anche se non te lo dico mai..

non lascio il testo della lettera.. perchè questa va veramente ascoltata.. se siete passati da quì.. e vi avanzano due minuti.. ascoltatela..

una nuova galassia?


a guardarla così sembrerebbe.. – è giusto uno degli scatti di ieri sera.. mentre cercavo di immortalare attimi dello spettacolo di fuochi d’artificio più grande della svizzera.. evento che si tiene ogni tre anni a marzo.. – a me piace la storia che c’è dietro.. perchè pare venga visto come rituale per scacciare l’inverno.. sessanta minuti.. con gli occhi al cielo..

p.s. io però trovo molto più affascinante ed emozionante contemplare la congiunzione di venere e giove.. in un cielo limpido.. che all’imbrunire si veste con i colori del tramonto ..

ora ti vedo

se ne stava li così.. chi sa da quanti decenni quello è il suo posto fermo.. – forte.. anche se mutilato.. – proprio ora mentre guardo questa foto.. in quell’albero ci vedo mio nonno.. – una roccia di uomo.. anche se negli ultimi anni di vita zoppicava.. a stento camminava.. ma guai a dubitare della sua forza – …questa sera mi manchi nonno.. e vorrei tanto riuscire a trovare un pò di quella tua forza.. vorrei tornassi a dirmi.. che andrà tutto bene..

if it’s that what it takes

in questo caso.. un ora al freddo.. – prova e riprova.. cambiando impostazione infinite volte.. ad un certo punto si era anche fermato un signore col suo cane “interessante, mi fa vedere?”.. gli ho fatto vedere i primi scatti.. mica tanto convinta.. mi ha raccontato di un suo episodio.. delle fiaccole.. foto notturne.. ha poi proseguito la sua passeggiata.. io sono rimasta.. fino allo scatto dove ero soddisfatta (per non dire stremata).. tanto quanto lo può essere una persona che prova una cosa per la prima volta..

“io so fare solo questo”

mi diceva “tu pensa, ho quarantott’anni e suono il sax da quando ne ho dodici, fatti due conti”, “sei molto bravo, fare musica è un arte..”, “io soffio in un tubo, so fare solo questo”.. non era falsa modestia.. da come mi parlava.. umiltà.. ecco cos’era.. – a volte nelle piccole pause di un concerto per frazioni di momenti ti ritrovi a scambiare pensieri con chi meno te l’aspettavi.. – bello il concerto.. durato oltre due ore.. emozionante veder scorrere i video di pippo giovane, quando era appena arrivato in svizzera.. una registrazione poi di un intervista fatta da enzo biagi a giuseppe fava.. una settimana prima della sua uccisione.. – pezzi del film registrato intorno allo spettacolo ‘fra due isole” mentre lui ci raccontava com’è stato lavorare con i giovani studenti di conservatorio.. il tutto accompagnato da suoi brani.. – dopo il concerto l’ho visto fermo all’ingresso.. mi sono avvicinata sorridendo “ciao pippo, ti ricordi vero?” “certo, monia della radio”.. rideva.. “hai detto che l’anno prossimo non darai concerti, tranne i tre a maggio, ciò vuol dire che avresti tempo per venire a trovarci in studio?” “verrò volentieri, contattami”.. – ti contatterò (che sono due anni che aspetto per poterlo avere come ospite in trasmissione).. altro che se lo farò.. p.s. il sassofonista è roberto petroli.. va detto