c’erano i balconi in fiori.. anche quelli in altezze vertiginose.. qualche facciata di edificio in giallino.. era new york.. mentre io ero a gattoni su quel balconcino minuto.. di una camera d’hotel.. prima d’andare in aereoporto.. – avevo il terrore.. – io soffro di vertigini.. è una cosa che ho fin da bambina.. – mi arrampicavo sugli alberi.. sulle scale di legno.. su su in alto.. ma poi.. poi non ce la facevo a tornare giù.. – io se sto sulla cupola del duomo di roma m’affaccio pure.. forse perchè è massiccia.. forse perchè mi da quel senso di ‘no, questa non mi crolla mica’.. mentre sui balconi, anche se non sporgenti.. sulle terrazze di palazzine, dove il muretto ti arriva si e no altezza pancia.. li.. io mi paralizzo.. m’accascio.. striscio lungo il muro.. – e se fosse come dice jovanotti? la vertigine non è, paura di cadere, ma voglia di volare.. – voglio credere che sia così.. vorrei imparare a volare
new york can be different
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